Realtà diminuita



Da un po’ di tempo va di moda una certa oggettività nel raccontare le cose. Esseri secchi, oggettivi, controllare, usare pochi aggettivi, e dire le come come stanno.
E’ una cosa sana, in un paese dove non sai mai se stai leggendo una cosa “vera”, ma è altrettanto sano ricordare, come fa oggi Scarpa a proposito di Saviano, che la conoscenza del reale è una cosa complessa. La realtà non è una, e non è quella collettiva, ma esiste anche (e forse soprattutto) una realtà individuale. Ed esiste una profondità delle cose, delle esperienze, del reale, che solo l’invenzione, la fantasia, il racconto, il romanzo, sono in grado di restituire.
Fotografare, ovvero restituire un reale, “è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore” , diceva Cartier Bresson.

In questa frase c’è tutta l’ideologia della nostra epoca. Consiste in un’idea esclusivamente giornalistica della realtà, della vita, del mondo. I giornalisti, come dice la parola con cui si autodefiniscono, sono gli specialisti del giorno. La loro è una forma particolare di imporre il tempo: lo presentano in forma di ordine del giorno, lo giornalizzano, lo impaginano. [...]

La letteratura contrasta questa descrizione, questo tremendo falso ideologico che, con gli strumenti di una illusoria oggettività (illusoria perché impaginata, perché ordinata gerarchicamente), amplifica e rende reale l’ordine del giorno a forza di ripetizioni, grazie a un enorme apparato tecnoinformativo, onnipervasivo, che ribadisce e martella da mane a sera su pagine e schermi di ogni genere.

Qui si può leggere tutto.

 





Post scritto da @roberto_marone il