Stefa’

La scena in cui Tony Servillo spiega alla scrittrice impegnata di sinistra perchè il castello delle sue convinzioni sia un castello di dogmi inapplicabili agli esseri umani, rimane una delle più alte lezioni sull’incosistenza autoriferita del salotto culturale di sinistra.

 

 

 

 

“Stefà, “madre e donna”, hai 53 anni e una vita devastata, come tutti noi. E allora invece di farci la morale e di guardarci con antipatia, dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orto della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, e pigliarci un po’ in giro. O no?”.

 

 

Suoni e colori

Come spesso si dice, dietro questa immagine di un paese fermo e vecchio, c’è in realtà un paese che in larga parte si muove.

Adesso a Fabrica, per dire, Angelo Semeraro (autoctono, laureato a Bologna. insieme a un gruppo di autoctoni) ha messo su una cosa che sta fra musica, app, e cultura digitale, che è balzata alle cronache di mezzo mondo. In sostanza ha fatto un disco (bellissimo, tra l’altro) un app e un libro. E tutte e 3 le cose insieme. Ascolti il disco, scarichi l’app, e usi il libro. O in un altro senso: prendi il libro, scarichi l’app, e senti il disco.

In sostanza inquadrando con la fotocamera pezzi di mondo, l’app “ascolta” quell’immagine e la traduce in suoni, secondo 3 colori: blu, rosso e nero. La proporzione di quei colori genera una proporzione sonora, e quindi un certo tipo di composizione. Il libro, a sua volta, ha dentro delle meravigliosi illustrazioni, le cui proporzioni di colore ritornano di nuovo a ricomporre una sonorità.
Insomma, come la giri o la rigiri, l’app, il libro, e la musica, sono bellissime. E se esiste la parola sinestesia, lì dentro c’è qualcosa che gli va molto vicino.

Ecco adesso, non che sia importante che tutto sia digitale e apptropizzato, però è bello, e sano, che ci siano in giro per il mondo talentacci così, che reinventano tutto, rimettendo gli ingredienti in discussione, e restituendoci attraverso una diversa fruizione una qualche intelligente bellezza.

 

Memory

Noto una certa analogia fra il layout del Corriere e il nuovo layout di Repubblica.

Banksy for Sale

Banksy ha messo su in una strada di New York una bancarella, un vecchietto col berretto come venditore, e alcune tele con i suoi disegni firmati a 60 dollari. A fine giornata ha guadagnato 420 dollari.
(Parentesi: Banksy è uno che va all’asta per cifre che superano mediamente i 100.000 dollari, per una sola opera.)

 

Se ne deduce per sillogismo che:

 

1- Nonostante sia oggettivamente l’artista più pop e mainstream vivente, nessuno sa chi sia Banksy.
2- Il mercato dell’arte contemporanea esiste solo nel momento in cui ci sono i collezionisti (gente che si divide fra pochissimi veri appassionati e/o riciclatori di danaro).
3- ‪Il mercato dell’arte contemporanea non esiste: se‬ non fra le ristrette mura di aste e fiere, si rivela culturalmente ininfluente.

 

Se ne deduce altresì che Banksy riesce a farlo capire tramite un semplicissimo video, e questo fa di lui un semplicissimo genio.

 

 

L’amara legge delle idee

L’idea della Coca-Cola di mettere nomi, aggettivi e quant’altro sulle bottiglie (così la gente si riconosce e condividendole sui Social pubblicizza gratuitamente il brand), è una delle idee più riuscite di pubblicità online, social advertising, marketing virale, eccetera.
Ultimamente Nutella ha deciso di accordarsi, e copiare piuttosto spudoratamente l’idea: “Il buongiorno ha un nuovo nome, il tuo” dice in modo un po’ stucchevole la campagna.  Da un punto di vista di comunicazione in rete Nutella risulterà sempre la seconda, il che non è mai un bell’apparire. Ma avranno fatto i loro conti, e quindi amen.
La cosa curiosa e interessante invece è un’altra, e me l’ha suggerita un amico: ovvero che l’Heineken, molto prima di Coca-Cola, durante i suoi festival stampava i nomi dei musicisti sulle bottiglie. E chi andava ai concerti, finiva per fotografarle e condividerle, come a dire “io c’ero”.
E’ un piccolo aneddoto, niente di che, ma è una delle tante volte, tantissime (il mouse, i binari, il social network), in cui l’idea originaria era troppo piccola per balzare alla cronaca, e chi l’ha avuta non ha avuto altrettanta genialità o semplicemente la forza di portarla al grande pubblico.  Segue più o meno storicamente lo stesso ciclo, l’abbiamo visto mille volte: ovvero un piccolo genio che ha avuto l’idea originale, ma è rimasta embrionale. Un secondo meno-genio che l’ha portata al grande pubblico e che fa saltare il banco. E poi una lunga schiera di epigoni, che ci vivacchiano bene o male su.
Chissà se esiste un nome, per una legge così amara.

 

aggiornamento: Mi correggo: Emanuele Menietti ricorda che la Nutella aveva già fatto anni fa i bicchieri coi nomi. Il che la sposta dalla categoria degli epigoni, a quella dell’avanguardia (come Heineken). Ma cambia poco la storia: tutti noi, nei secoli dei secoli, ricorderemo solo Coca-Cola. Perchè è la più forte, e lo ha imposto con più forza.

 

 

heineken coca cola nomi 630x179 Lamara legge delle idee

I cerchietti del deserto

Dopo la tragedia di oggi mi sono andato a leggere in giro articoli dove si raccontava qualcosa in più del tragitto dei migranti, da dove arrivano, che giro fanno.

Leggevo e mi veniva voglia di vedere quei posti, quelle strade, altipiani, dune, rocce, strade sterrate. Non potendoci andare (almeno non oggi) mi sono ritrovato su Google Map, a girare per le strade, con attivata la visualizzazione delle foto. Foto ce ne sono pochissime, in compenso la terra è disegnata come fosse Marte e qui e lì, come alieni, ci sono dei cerchietti. E’ pieno di cerchietti intorno a quelle cittadine ammollo nella sabbia. Agglomerati di case, migliaia di strade sterrate vuote e cerchietti. Spesso lontani dalla case, ma vicino le strade. E le strade se ci fai caso si vanno a cercare i cerchi, come un rigolo che cerca la giusta pendenza.

E’ finita che mi sono messo a cercare cosa sono. E la storia, che forse qualcuno già conosce, è che a qualcuno è venuta la pazza idea (costosissima) di coltivare la sabbia. Fanno dei buchi intorno le oasi (Gheddafi megalomane aveva messo su un acquedotto di migliaia di km), tirano su l’acqua, e  con un braccio circolare lungo anche un chilometro, irrigano lentamente la terra, così lentamente che la pianta riesce ad assorbirla prima che il sole possa asciugarla.

La storia è semplicemente un notevole esempio di ingegneria.

Le immagini da satellite sono invece un’opera d’arte.

 

Disegnare

Un articolo molto interessante sul perchè il “disegno” del web procede molto più lentamente delle sue stesse dinamiche.

“We are designing for dynamic scenarios now, so we need dynamic prototypes.”

Il papa umano

Una delle cose che lascia secchi di quando parla il papa è che noi siamo tutti qui immersi in una cultura anglosassone prevalentemente scientifica, pragmatica, numerica.
Siamo nati pensando di catalogare, ordinare, tassonomizzare il nostro sapere. Parliamo di +0,4% come se fosse il senso del nostro vivere collettivo.
E poi arriva lui e ti dice l’amore, il bene, la libertà, il male… l’uomo. In una parola: la cultura umanistica.
E lascia secchi non il fatto che lui ne parli, ma il fatto che ascoltandolo non ti sembra affatto una cosa vecchia, desueta, superstiziosa, ma semplicemente una cosa a cui dobbiamo ridare fiducia, riscoprendola.