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Arte animata

Una delle cose più interessanti fra le esperienze visive della rete è quello che sta succedendo intorno al panorama delle Gif (è arrivato il momento di dirselo). C’è n’è per tutti: freak, nerd, gattini, animazioni, meme. Un enorme immaginario che vista la portata ha persino costretto Google a definirne le ricerche sul suo motore: animate.
Il calderone più bello, quello per cui io vado matto, e quello in cui Jamie Beck e Kevin Burg sono dei maestri, è quello che riesce a far stare sullo stesso piano l’arte (il quadro) e il cinema (la scena). Perchè in fondo  la gif non riesce mai a essere video (non avendo storia) ma siccome contempla un qualche tempo, e quindi un qualche ritmo, conserva nel minimo della sequenza quella bellezza del nondetto dell’immagine.
E se sai farlo, con sapienza, è una meraviglia.

 

Redesigning the Save Icon

In effetti l’icona “save” con il floppy non ha molto più senso dopo dieci anni dalla scomparsa del floppy. L’idea di Aaron Delani è tutt’altro che stupida: l’icona cambia a seconda del flusso di lavoro dall’ultimo salvataggio. E a ben pensarci, quella di una interfaccia grafica updated, può essere una delle piccole sfide di domani.

40 anni di UI

Che Alan Kay fosse uno dei papà di tutte le cose che oggi facciamo al computer, e soprattutto dell’interfaccia grafica, lo sapevo. Invece non avevo mai visto  questa presentazione qui, del 1968: non c’erano ancora le icone, le finestre, ne niente. Ma il puntatore e il mouse, in un certo senso, si.

 

ps. Il video fa parte di questo articolo molto interessante sui 40 anni di User Interface

 

 

Le icone di Susan Kare

Susan Kare è quella che ha inventato e disegnato sostanzialmente la maggior parte delle icone che ci accompagnano tutti i giorni. Il cestino, la cartella, il documento, il pennello, secchiello e l’orologio. A ben pensarci, dopo 30 anni, questa ragazza di New York figlia di un college d’arte, ha pensato il vocabolario visivo del nuovo millennio: i geroglifici di un alfabeto digitale globale senza lingua, senza suono, senza parola.

Markus Kayser

Articolo apparso su Domus

 

Checché se ne dica, oggi il mondo viaggia a velocità multiformi. Parte del mondo produce, parte del mondo consuma, parte del mondo pensa come produrre e come consumare. E, soprattutto, una parte del mondo pensa come produrre e come consumare meno.